Incontro con lo chef: Marcello Ferrarini si racconta…

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Uno chef eclettico, con un bagaglio personale e formativo molto particolare. Marcello Ferrarini è così come lo vedi: semplice, alla mano, estremamente generoso nel donare consigli di cucina a chiunque glieli chieda, eppure ha un curriculum di tutto rispetto. Il suo primo grande maestro è stato lo Chef Davide Berchiatti, già allievo di Nicola Michielotto, pioniere della cucina naturale e vegetariana in Italia. Ferrarini ha lavorato presso lo Zenzero bistrot  di Bologna, rinomato locale vincitore del premio nazionale “BRAVO BIO”, inoltre si è occupato del rilancio del Romeo Restaurant di Modena, ideando piatti creativi, senza glutine, vegetariani e vegani. Di recente, è stato scelto come conduttore della prima trasmissione gluten free “SENZA GLUTINE, CON GUSTO” in onda su Gambero Rosso Channel.

I suoi piatti hanno sempre una nota di originalità, ma sono facilmente realizzabili e rivelano tutta la sua passione per la cucina senza glutine, come la sua squisita focaccia con cipolle rosse e patate viola.

Ma quale è stato il suo percorso di vita che lo ha condotto a diventare chef gluten free?

Ho avuto il piacere di incontrarlo al primo Street Food senza glutine di Montesilvano  e mi ha rilasciato una breve intervista.

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Marcello, raccontaci il tuo percorso di vita che ti ha portato a diventare uno chef gluten free…

Io sono figlio d’arte, mio nonno è stato uno chef e mia mamma una gastronoma e, come tutti i figli d’arte, ho respirato, sin da piccolo, il mestiere del cuoco, cercando di carpirne i segreti: la cucina è sempre stata nel mio DNA. Nel mio gruppo di amici ero io quello che cucinava! Ma nella mia carriera scolastica ho fatto altro: ho frequentato l’istituto d’arte e poi mi sono laureato in psicologia. Il vero spartiacque si è verificato al compimento dei miei trent’anni, quando mi hanno diagnosticato la celiachia e da lì mi sono riavvicinato alla cucina. Undici anni fa non c’erano molte possibilità e i prodotti per celiaci si trovavano solo in farmacia. Puoi immaginare i risvolti psicologici… volevo assolutamente trovare una soluzione per mangiare bene e l’unica risposta è stata questa: rimettermi in gioco! Ho deciso di frequentare una scuola privata, perché non avevo più l’età per l’istituto alberghiero e poi sono rimasto nel corpo docente di questa scuola. Da lì, ho avuto opportunità nell’ambito della ristorazione, mentre negli ultimi due, tre anni ho iniziato a collaborare con aziende collegate al mondo del senza glutine e a presenziare a eventi e show coking: essi hanno il grande pregio di portarmi più vicino alle persone e trovo che questo sia davvero fantastico!

Quindi laurea in tasca, ma nella vita fai tutt’altro…

Sì, ho studiato, ho preso la mia laurea, ma non è vero che non la uso, perché come ben sai la celiachia si porta dietro un bel bagaglio di problematiche psicologiche, quindi, in qualche modo, la mia preparazione scolastica mi sostiene nell’approccio con le persone; inoltre, non dimentichiamoci che il mestiere del cuoco ha bisogno di alimentarsi del bagaglio culturale personale!

Qual è il tuo piatto del cuore? Quello che prepari con più piacere?

Da buon emiliano, sono un amante della pasta fresca, della pasta ripiena, del tortellino. Amo mangiare e sono diventato chef perché mi mancava la cucina buona. Mi piacciono molto gli pseudo-cereali, come amaranto, quinoa… In ogni caso faccio fatica a legarmi a un piatto, nel senso che, dopo averlo realizzato, già perdo l’entusiasmo e passo a un altro! Il mio piatto preferito è quello che preparerò domani. Mi piace molto ricercare e sperimentare, con originalità e fantasia, anche perché – come ho detto durante il mio programma che ho condotto per Gambero rosso – mangiare senza glutine, a mio avviso, non vuol dire assolutamente mangiare senza gusto e senza bellezza!

Se vuoi rivedere il video dell’evento Street food senza glutine, vai qui

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